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Innovazione e montagna: la vera sfida per trattenere i giovani (a partire dal Rapporto CNEL 2025)

Innovazione e montagna: la vera sfida per trattenere i giovani (a partire dal Rapporto CNEL 2025)

05/12/2025
Pensieri

Il Rapporto CNEL 2025 parte da un dato che pesa come una valanga: 781 mila giovani hanno lasciato l’Italia negli ultimi 14 anni. Non è solo un saldo migratorio: nelle nostra prospettiva, è anche un indicatore emotivo, culturale, territoriale. Racconta quali luoghi offrono futuro e quali no.

E se questo vale per tutto il Paese, nelle montagne e nelle aree interne italiane l’effetto è amplificato. Perché qui — più che altrove — innovazione e demografia camminano insieme. Se una si ferma, anche l’altra crolla.

Un Paese che innova poco. E territori che rischiano di rimanere fermi – Il CNEL è chiaro: l’Italia è un “innovatore moderato”, 14ª in Europa. Tradotto: innoviamo, ma non abbastanza. Non abbastanza da trattenere talenti, non abbastanza da attrarne di nuovi. Non abbastanza da generare quella fiducia che fa dire a un giovane: resto, cresco qui.

Il rapporto mostra un Paese in cui:

  • la mobilità professionale è bassa;
  • la ricerca nelle imprese è debole;
  • i talenti dell’AI stanno emigrando;
  • le tecnologie avanzate sono poco diffuse;
  • i salari non seguono la produttività.

È un mix che rallenta il Nord e schiaccia il Sud. E nelle aree interne — come la montagna — diventa una zavorra strutturale.

La montagna paga il prezzo doppio dell’innovazione assenteI numeri del CNEL raccontano una dinamica semplice: dove l’innovazione è debole, i giovani se ne vanno. Ma in montagna c’è un’aggravante: se i giovani se ne vanno, si svuota la base stessa dell’innovazione.

È un circolo vizioso:

  1. pochi giovani → meno competenze;
  2. meno competenze → imprese meno innovative;
  3. imprese meno innovative → meno opportunità;
  4. meno opportunità → altri giovani che partono.

Così interi territori si trovano in una spirale discendente mentre le metropoli, con università e grandi aziende, continuano a concentrare mobilità, sperimentazione e capitale umano.

Il Rapporto non cita la montagna esplicitamente, ma la sua diagnosi poggia su una verità che ti è cara: la geografia della fiducia e la geografia dell’innovazione coincidono. E oggi l’Italia sta perdendo terreno proprio lì dove la fiducia dovrebbe essere coltivata con più cura.

AI: il nuovo spartiacque tra territori centrali e territori marginaliIl CNEL dedica un passaggio molto significativo all’intelligenza artificiale. I dati LinkedIn mostrano che i talenti dell’AI stanno uscendo dall’Italia, attirarti da Paesi con ecosistemi più dinamici, carriere più rapide, salari più alti.

Per la montagna, questo è un apice critico. L’AI non è una moda tecnologica: è la nuova infrastruttura cognitiva dello sviluppo. Ad esempio:

  • Cambia la manifattura di precisione.
  • Rinnova il turismo.
  • Ottimizza energia, foreste, logistica, servizi pubblici.

Se i giovani che sanno usarla vanno via, ritarda la modernizzazione dei territori che ne avrebbero più bisogno.

Ma il rapporto indica anche un varco: la forza delle PMI innovative.  Qui arriva una nota positiva, ed è quella che riguarda direttamente territori montani, a vocazione industriale. Il CNEL ricorda che l’Italia è 3ª in Europa per innovazione delle PMI. Significa che, quando vogliono, le piccole imprese italiane — e le nostre dell’arco alpino — sanno essere laboratori tecnologici straordinari.

Per la montagna è una notizia cruciale:

  • non servono 50.000 dipendenti per innovare;
  • bastano filiere integrate, collaborazioni con università, accesso ai dati, cultura del rischio;
  • bastano comunità che credono che il futuro non sia un destino, ma un progetto.

Montagne che anticipano, non montagne che inseguono.  Il punto è trasformare la montagna in qualcosa che Milano non sarà mai: un territorio dove qualità della vita, innovazione e comunità convivono senza competere. Territori che anticipano invece di inseguire. Che sperimentano invece di conservarsi. Che costruiscono fiducia invece di consumarla. È questo, in fondo, il messaggio che il Rapporto CNEL offre a chi vive e lavora nelle Terre Alte:
non c’è attrattività senza innovazione. E non c’è innovazione senza un ambiente capace di dare ai giovani il coraggio di restare.

Il futuro dell’alta quota lo decidiamo oggi.  La montagna può essere margine o può essere avamposto.
Dipende da quanto siamo disposti a investire, rischiare, cambiare. Il Rapporto CNEL non parla di Dolomiti, ma parla di noi. Del bisogno di costruire luoghi che generano fiducia, di aprire filiere tecnologiche, di coltivare competenze, di rendere la montagna non un museo del passato, ma un laboratorio di futuro.

Perché — ed è la nota più importante — i territori che innovano tornano ad attrarre giovani. Quelli che non innovano, li perdono. E per le nostre montagne, questa non è una statistica. È un bivio.