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Il ritorno della geografia e l’Europa vista dai territori

02/11/2026
Pensieri

Le opinioni degli europei dipendono da dove vivono, prima ancora che da come votano. È la lettura più utile dell’ultima rilevazione Euroscope di Polling Europe, condotta a fine settembre su oltre cinquemila cittadini dei 27 Paesi dell’Unione. Il sondaggio non scende sotto il livello nazionale, ma le differenze fra Paesi e macroaree raccontano bene il peso della geografia. Chi vive vicino a un confine instabile, chi lavora in un sistema manifatturiero, chi abita in aree poco collegate guarda all’Europa con domande diverse. Sono le stesse domande che arrivano ogni giorno dalle province industriali e dai territori di montagna.

Dove si produce, si guarda al prezzo dell’energia – Il 62% degli europei vorrebbe riprendere a comprare gas russo. In Italia la quota sale al 69%, la più alta fra i Paesi rilevati, e il 38% lo farebbe anche prima della fine della guerra. La Francia, con il suo nucleare, si ferma al 48%.

Il dato attraversa gli schieramenti politici e va letto con cautela, perché la domanda non esplicitava contropartite. Dice però qualcosa di preciso sui territori manifatturieri. Nel Nordest, dove la competitività delle imprese dipende in larga parte dal costo dell’energia, la sensibilità è alta e concreta.

La risposta di lungo periodo passa dalla capacità dei territori di produrre energia propria. Qui le differenze sono già visibili: Belluno, per esempio, è ultima fra le province venete per superficie individuata come area di accelerazione per le rinnovabili. Fra la domanda di energia a costi sostenibili e gli strumenti per produrla localmente si gioca una parte della tenuta industriale delle province periferiche.

L’accessibilità come prima infrastruttura – Sugli investimenti nei trasporti l’Europa si divide quasi a metà: strade e autostrade al 39%, ferrovie al 38%. La geografia spiega la differenza. Nell’Europa centro-orientale, dove la rete è ancora da completare, le strade arrivano al 52%. In Italia vince la ferrovia con il 45%, il valore più alto fra i Paesi rilevati.

Le tecnologie di frontiera convincono meno. L’elettrificazione del trasporto su strada si ferma al 22%, e solo il 35% considera importante investire nella guida autonoma. Prima dell’innovazione, gli europei chiedono di essere collegati.

Per le aree interne e montane è un’indicazione decisiva. L’accessibilità determina se un giovane resta, se un’impresa trova lavoratori, se un territorio riesce ad attrarre competenze. Il consenso per la ferrovia offre ai territori periferici un argomento forte nelle scelte di investimento nazionali ed europee.

La distanza cambia la percezione – La sicurezza si percepisce in proporzione alla vicinanza del rischio. La difesa da un’invasione è una priorità di collaborazione per il 57% dei polacchi e il 55% dei cittadini dell’Europa centro-orientale. In Italia scende al 40%, il valore più basso fra i Paesi rilevati.

Lo stesso vale per l’immigrazione irregolare. In Spagna, terra di approdo, il 76% vede i problemi in peggioramento; in Germania il 38%. L’Italia si ferma al 47%, sotto la media del Sud Europa, con un terzo dei cittadini che giudica la situazione stabile.

Sono percezioni che nascono dall’esperienza dei luoghi e che orientano il consenso. Per chi si occupa di sviluppo locale è una conferma: le emozioni collettive hanno una geografia, e le politiche europee che la ignorano faticano a essere comprese.

Filiere e credito – Sull’economia circolare il consenso è largo e poco diviso. Il 72% degli europei chiede nuove regole per aumentare l’uso di materiali riciclati; in Italia il 76%. Per i distretti produttivi è un’opportunità: le filiere locali che chiudono il ciclo dei materiali trovano una legittimazione sociale già pronta, e possono farne un elemento di identità territoriale.

Più incerto il quadro sul credito. Il mercato bancario integrato raccoglie il 54% di favorevoli in Europa e il 58% in Italia, ma un cittadino su cinque non ha un’opinione. Per le piccole e medie imprese dei territori periferici la questione è concreta: un mercato più ampio può portare nuove fonti di finanziamento, a condizione che non si perda il legame con chi conosce le imprese e il loro contesto.

Cosa chiedere dai territori – Energia a costi sostenibili, collegamenti efficienti, filiere circolari: sono le attese che uniscono cittadini di orientamenti diversi. Sono anche le leve su cui si decide la sorte delle province periferiche e montane. Per le imprese e le loro rappresentanze il sondaggio offre una base solida. Su questi temi il consenso sociale c’è già. Manca spesso la capacità di tradurlo in proposte che partano dai luoghi: piani energetici locali, priorità ferroviarie per le aree interne, sostegno alle filiere dei distretti.

L’Europa vista dai territori chiede infrastrutture concrete e tempi certi. Portare questa domanda a Roma e a Bruxelles è il compito di chi rappresenta i luoghi che producono e che rischiano di spopolarsi.

Nota sulla fonte – Polling Europe, Euroscope, novembre 2026. Indagine online (CAWI) su un campione rappresentativo della popolazione maggiorenne dell’Unione europea: 5.067 interviste raccolte dal 21 al 30 settembre 2026, con quote per età e genere su parametri Eurostat. Il campione italiano conta 600 interviste; per i sottogruppi più piccoli il margine d’errore supera i cinque punti percentuali.